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Pazienti con linfoma di Hodgkin classico recidivato o refrattario, pesantemente pre-trattato: Pembrolizumab in monoterapia ha mostrato tassi di risposta globale del 73-83%, con tassi di risposta completa del 27 al 30%


Sono stati annunciati i risultati di Keynote-087, lo studio di fase 2 che sta valutando l'uso di Pembrolizumab ( Keytruda ), una terapia anti-PD-1, come monoterapia nei pazienti con linfoma di Hodgkin classico ( cHL ), recidivato o refrattario.< br>
I risultati hanno incluso un'analisi delle misure di esito di tre coorti di pazienti: a) pazienti la cui malattia era progredita in seguito a un trapianto di cellule staminali autologhe e successivo trattamento con Brentuximab vedotin ( Adcetris ), un coniugato anticorpo-farmaco ( Coorte 1 ); b) pazienti che hanno fallito la chemioterapia di salvataggio ed erano ineleggibili per un trapianto e la cui malattia era progredita dopo trattamento con Brentuximab vedotin ( Coorte 2 ); c) pazienti la cui malattia era progredita dopo il trapianto e che non avevano ricevuto Brentuximab vedotin dopo il trapianto ( Coorte 3 ).
I dati hanno mostrato che il tasso di risposta globale ( ORR ) era superiore al 70% in tutte e tre le coorti con il più alto ORR, all’83%, osservato nella coorte 2.

I risultati hanno anche incluso una analisi dei pazienti con malattia refrattaria primaria, definita come mancato raggiungimento della risposta parziale o della risposta completa alla terapia di prima linea.
In questa popolazione di pazienti, l’ORR ( revisione dello sperimentatore ) è stato del 78%. Inoltre, dal 90 al 93% dei pazienti ha presentato una riduzione delle dimensioni del tumore in tutte e tre le coorti.

I dati di Keynote-087 supportano la designazione di Terapia fortemente innovativa ( Breakthrough Therapy ) concessa a Pembrolizumab dalla Agenzia regolatoria statunitense Food and Drug Administration ( FDA ) per questo tipo di tumore del sangue.
Inoltre, i risultati di questo studio supportano lo sviluppo di Pembrolizumab nei pazienti affetti da linfoma di Hodgkin classico, tra cui uno studio di fase 3 ( Keynote-204 ) disegnato per valutare la monoterapia con Pembrolizumab versus Brentuximab vedotin nei pazienti con linfoma di Hodgkin classico, recidivato o refrattario.

I risultati, presentati durante il Congresso dell’ASCO ( American Society of Clinical Oncology ), sono basati su un'analisi di 90 pazienti in tre coorti di studio. Questi dati hanno mostrato ( revisione dello sperimentatore ):

a) Nella coorte 1 ( tumore progredito dopo il trapianto e successivo trattamento con Brentuximab vedotin; n = 30 ), l’ORR è stato del 73% ( IC 95%, 54-88 ), con risposta completa nel 27% ( IC 95%, 12-46 ) e risposte parziali nel 47% ( IC 95%, 28-66 ) dei pazienti. Nel 17% dei pazienti la malattia si è stabilizzata ( IC 95%, 6-35 ), mentre il 10% ha avuto progressione della malattia ( IC 95%, 2-27 ).

b) Nella coorte 2 ( tumore progredito dopo chemioterapia di salvataggio, pazienti non-ammissibili al trapianto, e progressione dopo trattamento con Brentuximab vedotin; n = 30 ), l’ORR è stato dell'83% ( IC 95%, 65-94 ), con risposta completa nel 30% ( IC 95%, 15-49 ) e risposta parziale nel 53% ( IC 95%, 34-72 ) dei pazienti. Il 7% dei pazienti ha presentato stabilizzazione della malattia ( IC 95%, 1-22 ) e il 7% dei pazienti ha avuto progressione della malattia ( IC 95%, 1-22 ).

c) Nella coorte 3 ( tumore progredito dopo il trapianto e non-trattato con Brentuximab vedotin dopo il trapianto; n = 30 ), l’ORR è stato del 73% ( IC 95%, 54-88 ), con risposte complete nel 30% ( IC 95%, 15-49 ) e risposte parziali nel 43% dei pazienti ( IC 95%, 26-63 ). Il 13% dei pazienti ha presentato malattia stabile ( IC 95%, 4-31 ) e il 13% dei pazienti aveva malattia progressiva ( IC 95%, 4-31 ).

Nei pazienti con malattia refrattaria primaria ( n=37 ), l’ORR è stato pari al 78% ( IC 95%, 62-90 ), con risposta completa nel 35% ( IC 95%, 20-53 ) e risposte parziali al 43% ( IC 95%, 27-61 ) dei pazienti.
L’11% dei pazienti aveva malattia stabile ( IC 95%, 3-25 ) e l'8% dei pazienti ha presentato progressione della malattia ( IC 95%, 2-22 ).

Il profilo di sicurezza di Pembrolizumab è risultato in linea con quello osservato in studi precedentemente riportati.
Sono stati osservati eventi avversi correlati al trattamento di grado 3-4 nel 4% dei pazienti e includevano: neutropenia ( n=1 ), aumento dell’amilasi ( n=1 ), sindrome da rilascio di citochine ( n=1 ), herpes zoster ( n=1 ), aumento della lipasi ( n=1 ), dermatite lichenoide ( n=1 ), colite ( n=1), e diarrea ( n=1).
Due pazienti hanno interrotto a causa di eventi avversi correlati al trattamento ( reazione correlata all’infusione di grado 2 e polmonite di grado 2; entrambi nella coorte 2 ).
Gli eventi avversi immuno-mediati ( qualsiasi grado ) sono stati rash ( n=4, tutti di grado 1 ), polmonite ( n=2, entrambi di grado 2 ), e colite ( n=1, grado 3 ).

Non ci sono stati decessi correlati al trattamento.

KEYNOTE-087 è uno studio multicentrico, in aperto, multi-coorte, di fase 2 che sta valutando Pembrolizumab ( 200 mg dose fissa ogni tre settimane ) in monoterapia nei pazienti con linfoma di Hodgkin classico recidivato o refrattario.
Gli endpoint primari includono la sicurezza complessiva, la tollerabilità, e il tasso di risposta obiettiva ( revisione centrale ); gli endpoint secondari includono tasso di risposta obiettiva ( revisione dello sperimentatore ), sopravvivenza libera da progressione ( PFS ) e sopravvivenza globale ( OS ).

Pembrolizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato che agisce aumentando la capacità del sistema immunitario dell’organismo a rilevare e a combattere le cellule tumorali. Pembrolizumab blocca l'interazione tra PD-1 e i suoi ligandi, PD-L1 e PD-L2 , attivando i linfociti T che agiscono sia sulle cellule tumorali sia sulle cellule sane. ( Xagena2016 )

Fonte: Merck 2016

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